Il medico di medicina generale, agente d’umanizzazione

Intervento del dottor Filippo Anelli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), nella conferenza stampa di presentazione della campagna “Thank you, doctor!”. Città del Vaticano, 16 novembre. 

Il medico di medicina generale rappresenta lo strumento più importante per rendere più umana la sanità pubblica.

Si fonda su un rapporto continuativo che si instaura tra il medico ed il cittadino che lo sceglie. Un rapporto che si crea sulla reciproca fiducia e che determina un legame fondamentale per sostenere programmi di prevenzione e di aderenza ai percorsi di cura delle malattie, specie quelle croniche, anche attraverso un accesso ragionato o appropriato alla medicina specialistica.

L’attività della medicina generale è caratterizzata da:

  • un libero accesso da parte del paziente al medico di famiglia,
  • conoscenza da parte del medico della storia sociosanitaria della persona e della sua famiglia,
  • disponibilità e capacità a risolvere i problemi sanitari dell’assistito
  • specifica propensione all’educazione sanitaria
  • disponibilità da parte del medico a farsi carico del disagio della persona, diventando punto di riferimento per ogni problema sociale e sanitario.

La sanità pubblica non può fare a meno del medico di famiglia che rappresenta l’interfaccia tra il sistema e il diritto alla salute della persona.

Una sanità che affronti la malattia come un problema di tutti, che si prenda carico della persona che soffre e non la lasci mai sola, che infonda speranza e fiducia nella scienza per affrontare la sofferenza.

La sanità ideale e del futuro per il medico di famiglia deve essere: pubblica, partecipata, adeguatamente finanziata, con un numero congruo di professionisti, organizzata per rispondere efficacemente agli obiettivi di salute dei cittadini e che rispetti le decisioni del paziente.

Una sanità che non guardi solo alle prestazioni ma sia capace di prevenire le malattie, che consideri l’ambiente in cui si vive un elemento fondamentale per comprendere le malattie del singolo individuo, che fondi l’accesso alle cure sull’approccio olistico e sulla medicina generale; che metta il cittadino nelle condizioni di poter liberamente decidere della propria vita.

Dovrà essere una sanità diversa da quella aziendalistica, dove ogni individuo non si senta un numero, un estraneo, uno straniero ma una persona accolta che possa affidare la propria salute ai professionisti, con fiducia nel pieno rispetto della dignità che si deve ad ogni Persona.

Una sanità orientata e fondata sul rispetto del rapporto di fiducia tra medico e paziente, che sia garante del diritto di scelta del proprio medico da parte del cittadino.

In Italia la figura del Medico di medicina generale è un presidio chiave delle cure al cittadino e beneficia di un alto livello di fiducia e buona social reputation.

La stima verso il proprio medico di famiglia è confermata da varie società demoscopiche che rilevano come questa categoria raggiunga l’81% dei consensi in termini di fiducia, affermandosi come l’istituzione più apprezzata del Paese.

Il 75% degli italiani, di conseguenza, ritiene irrinunciabile il diritto a scegliersi il proprio medico di famiglia, né è disponibile – nel 92% dei casi – a delegare a freddi algoritmi, quali quelli dell’intelligenza artificiale, la tutela della propria salute, facendosi curare da un computer.

Una fiducia ben riposta nei medici (83%) che nonostante le difficoltà organizzative ed economiche del SSN, ritengono immutate le motivazioni che li hanno portato a scegliere questa professione.

Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal Open, la continuità di cura nella frequentazione del proprio medico è associata a una riduzione della mortalità. Nonostante tutti i progressi della tecnica, la comunicazione e il rapporto interpersonale tra medico e individuo rimane fondamentale per la tutela della salute.

Anche in un momento in cui le fonti informative si moltiplicano a dismisura, i cittadini continuano ad assegnare al medico la funzione di fonte informativa principale sui temi della salute: il medico di famiglia è la fonte numero uno.

Il Servizio sanitario nazionale è nato, grazie a Tina Anselmi, per garantire “Globalità delle prestazioni, Universalità dei destinatari, Eguaglianza del trattamento, Rispetto della dignità e della libertà della Persona”.

Per i medici, il Servizio Sanitario Nazionale interpreta in maniera ottimale questa professione, in quanto considera tutte le persone uguali davanti alla salute, consente di erogare le stesse prestazioni ad ogni individuo grazie alla solidarietà di tutti gli italiani.

Un Paese che investe in salute migliora l’economia, determina un incremento dell’occupazione, produce progresso scientifico e coesione sociale.

Quello sulla sanità, secondo il rapporto Censis- Fnomceo, è un investimento redditizio: ogni euro immesso genera un valore della produzione prossimo al doppio.

Questo perché la domanda di beni e servizi attivata dalla spesa sanitaria pubblica si irradia nel resto dell’economia, ampliando il valore della produzione delle imprese, con benefici significativi sull’occupazione, sul valore aggiunto e sul Pil nazionale.

Il progresso della nostra società, così, è fortemente influenzato proprio dal livello di tutela della salute delle persone garantito in maniera decisiva dalle competenze possedute dai professionisti medici e dalla loro disponibilità.

La medicina generale incarna bene questi principi in quanto garantisce gratuità e nessuna limitazione all’accesso alle cure, una visione olistica nell’approccio medico – paziente, considera la prevenzione e la dignità della Persona con i suoi rapporti familiari un valore inestimabile per la salute e rappresenta il miglior presidio – basato sul rapporto di fiducia – per garantire a ogni Persona il diritto all’autodeterminazione.

Questo rapporto tra medico di famiglia e paziente è fondato sull’interesse primario della Persona e sul suo bisogno di salute e s’instaura grazie alla libera scelta del medico da parte del cittadino. Un rapporto che rispecchia i principi etici indicati nel Codice di Deontologia Medica rispetta le reciproche autonomie e si fonda sulla comunicazione come tempo di cura.